Workshop “Categorie resilienti. La tradizione filosofica e la sfida delle nuove tecnologie”

Inizierà mercoledì 9 febbraio 2022 il workshop “Categorie resilienti. La tradizione filosofica e la sfida delle nuove tecnologie”, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere secondo un calendario di tre webinar, introdotti da Adriano Fabris (Università di Pisa).

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Categorie resilienti: la serie

Da decenni le tecnologie stanno modellando e ricreando il nostro ambiente, e sono diventate una presenza ormai integrata nelle nostre forme di vita. Da una parte, sono un fattore essenziale. Non potremmo infatti più vivere senza di esse, pena un drastico ridimensionamento, materiale e relazionale, della qualità e delle aspettative di vita, della possibilità di comunicare e viaggiare. Dall’altra, oltre a essere costitutive del nostro bios, le tecnologie stanno diventando sempre più pervasive. Esse, cioè, si infiltrano capillarmente in ogni sfera della Lebenswelt, che innervano a livello macro- e microscopico, cambiando la percezione di noi stessi e delle dinamiche relazionali in cui siamo immersi.

Di fronte a questo scenario, c’è da chiedersi se le categorie, i concetti e le dicotomie tradizionali del pensiero filosofico occidentale con cui abbiamo sinora articolato le nostre forme di vita si dimostrino resilienti rispetto alle profonde trasformazioni che stiamo vivendo. Gli “attrezzi filosofici” tradizionali sono ancora in grado di fare presa sulla realtà, di illuminare le nostre prassi, oppure devono essere accantonati perché obsoleti ed essere sostituiti da nuovi strumenti concettuali?

Primo webinar | Mercoledì 9 febbraio, ore 15:00 - 17:30

La resilienza delle categorie di comprensione della scienza

L’intervento modellatore delle tecnologie sui nostri ambienti di vita è tale da aver messo in questione numerose distinzioni classiche sulla natura della conoscenza. Per quanto si sappia, perlomeno a partire da Bacone, che la nozione di esperimento è centrale per la ricerca scientifica, tuttavia spesso si continua a predicare una concezione spettatoriale della conoscenza che concepisce quest’ultima come puro rispecchiamento di una realtà indipendente. Per fare soltanto un esempio particolarmente rilevante, una distinzione che continua ad avere presa sul dibattito filosofico e culturale è quella fra scienza pura e scienza applicata. È questa una distinzione ancora affidabile per comprendere i modi di produzione di conoscenza scientifica nelle società contemporanee? È una categoria resiliente, oppure deve essere ripensata, o addirittura abbandonata?

Con relazioni di:

  • Luigi Pellizzoni (Università di Pisa)
  • Pierluigi Barrotta (Università di Pisa) e Roberto Gronda (Università di Pisa)
  • Riccardo Emilio Chesta (Scuola Normale Superiore)
Secondo webinar | giovedì 3 marzo, ore 10:00 - 12:30

Infosfera e vulnerabilità

L’espansione incontrollata delle tecnologie ci ha esposto a nuove forme di vulnerabilità. Lo si vede sia nell’ambito della salute che dell’informazione. L’interazione del corpo con la macchina volta non solo alla cura ma al potenziamento espone a possibilità ma anche a pericoli inediti. Allo stesso modo, districarsi tra centinaia di notizie, immagini, interazioni, conversazioni, offerte, identità, molte delle quali potrebbero essere malevole oppure generate da bot, diventa sempre più difficile, fino a rasentare l’impossibilità a causa della rapida ascesa del deep-fake. Possiamo ancora pensare l’“infosfera” in termini di “verità”, “realtà” e “senso comune”, magari aggiungendo il prefisso “post-”, o si tratta di categorie del tutto superate?

Con relazioni di:

  • Veronica Neri (Università di Pisa)
  • Alessandro Lovari (Università di Cagliari)
  • Silvia Dadà (Università di Pisa)
Terzo webinar | lunedì 21 marzo, ore 16:00 - 18:30

Social media e democrazia

La sfera pubblica e il dibattito politico che per mezzo di essa ha luogo sono mutati significativamente con l’avvento dei social network. Da queste forme di interazione è emerso un nuovo stile comunicativo che simula l’immediatezza nel rapporto tra i personaggi pubblici (politici, giornalisti, esperti) e i cittadini, e vede l’emergere di un registro personalistico e confidenziale. Questo “rifiuto della mediazione” è alla base di molti fenomeni di difficile categorizzazione, che spesso sfociano in un’estrema polarizzazione. I concetti politici tradizionali si dimostrano resilienti di fronte ad essi? Le nuove tecnologie sono solamente “uno strumento in più” oppure hanno alterato il modo di concepire l’azione politica?

Con relazioni di:

  • Damiano Palano (Università Cattolica del Sacro Cuore)
  • Antonio Masala (Università di Pisa)
  • Marco Menon (Università di Pisa)

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Informazioni e contatti

Marzo Menon – marco.menon@cfs.unipi.it

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