Come assemblava i suoi marmi la Roma antica? Il progetto HARMOGE cerca le risposte

Un braccio staccato, un torso ricomposto, un elemento architettonico tenuto insieme da un perno metallico nascosto alla vista: dietro ogni grande scultura romana c’è una storia di tecnica, ingegno e trasmissione del sapere che raramente emerge dagli studi tradizionali.

È proprio questa storia che un team interdisciplinare coordinato da Anna Anguissola, docente di archeologia greca e romana del nostro Dipartimento, si propone di ricostruire con il progetto HARMOGE. Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei PRIN, il progetto indaga le tecniche con cui scultori e architetti del mondo ellenistico e romano assemblavano, fissavano e restauravano statue e opere in marmo tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C.

Al fianco dell’Università di Pisa, l’Università Ca’ Foscari Venezia, il CNR-ICCOM e il Museo Nazionale Romano, che ha messo a disposizione le sue preziose collezioni come campo d’indagine per le ricercatrici e i ricercatori.

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In foto: Indagine sui perni relativi al restauro del Discobolo di Castel Porziano, realizzato già in età romana. Foto: Myriam Pilutti Namer.

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