MARX DOPO MARX: Raniero Panzieri interprete e traduttore del Capitale di Karl Marx

Venerdì 16 gennaio in Aula Savi, Orto Botanico (via Porta Buozzi, 3 Pisa) alle 17.00 si tiene “Raniero Panzieri interprete e traduttore del Capitale di Karl Marx”.
Intervengono Gian Mario Cazzaniga e Bruno Settis in dialogo con Mariamargherita Scotti. Modera Fabio Lavista.

Si tratta del terzo appuntamento del ciclo di incontri MARX dopo MARX, organizzato dalla Biblioteca Franco Serantini con il patrocinio del Dipartimento.

Un Marx “vivo” di fronte al “neocapitalismo” italiano

Raniero Panzieri (1921-1964) non è stato solo un intellettuale, ma un agitatore di pensiero: come dirigente del Partito Socialista al Sud e al Nord, come organizzatore culturale e lavoratore editoriale (traducendo per le Edizioni Rinascita il secondo libro del Capitale di Marx, poi a lungo attivo presso la casa editrice Einaudi), infine come fondatore di un’esperienza originale seminale come i «Quaderni rossi». Nel 1980 Vittorio Foa scrisse di lui: «reintrodusse, in forma non scolastica o accademica ma militante, il marxismo teorico in Italia». Militanza e marxismo teorico insieme, per interpretare il “neocapitalismo” e le lotte sociali degli anni che denunciarono i limiti del miracolo economico.

Perché parlarne oggi?

Il dibattito si propone di analizzare i punti di rottura che rendono Raniero Panzieri un autore non solo fondamentale nella storia della cultura italiana, ma anche sorprendentemente attuale. Al centro della riflessione vi è innanzitutto la sua critica all’idea di un progresso scientifico e tecnologico neutrale: per Panzieri, infatti, le macchine e l’organizzazione del lavoro sono sempre il prodotto dei rapporti di potere che attraversano la società capitalistica. Da qui deriva anche la sua concezione del socialismo: la semplice pianificazione dall’alto non è sufficiente a trasformare i rapporti sociali, se non è accompagnata dalla critica radicale all’organizzazione del lavoro e dal potere diretto dei lavoratori nei luoghi di produzione.

Anche per questo, Panzieri insisteva per una lettura di Marx non scolastica: ripetere stancamente le sue formule poteva avere «semplicemente un valore consolatorio». Il Capitale doveva invece essere inteso come un grande abbozzo di sociologia delle classi, uno strumento critico per comprendere una realtà economica e sociale sempre in movimento. In questo quadro si colloca il valore centrale attribuito al metodo dell’inchiesta, indispensabile per osservare la realtà concreta del lavoro e della fabbrica, contro «ogni forma di visione mistica del movimento operaio».

Gian Mario CAZZANIGA è stato professore di Filosofia Morale all’Università di Pisa. Più volte membro del Consiglio universitario nazionale (1979-1983, 1986-1989), dirigente della sinistra socialista (PSI e poi PSIUP), membro di giunta dell’Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana (1965-1966). Come dirigente dell’Unione Goliardica Italiana, è stato estensore delle Tesi approvate al congresso UGI di Napoli (1965), delle tesi di minoranza al congresso UGI di Rimini (1967). Cazzaniga è stato tra i fondatori della CGIL Scuola (1966), poi segretario nazionale e responsabile università (1976-1978). Attivo nella sinistra extraparlamentare, ha collaborato con i «Quaderni Rossi» (1962-1966) e ha partecipato all’attività di Il potere operaio pisano (1967-1968), Centro Karl Marx di Pisa, poi Organizzazione dei Lavoratori Comunisti (1969-1975). Iscritto al PCI dal 1975, Cazzaniga è stato responsabile nazionale Università (1979-1980), membro della Direzione nazionale (1989-1990) e dell’Ufficio di Presidenza del Comitato centrale, presidente della Commissione Economica (1990-1991), poi membro della Direzione nazionale del PDS (1991-1997). Negli anni ’80 è stato parte del dissenso interno nel PCI, organizzato prima attraverso la rivista «Interstampa», poi con l’Associazione culturale marxista; al XX Congresso del PCI (Rimini, 1991) Cazzaniga firmò la 3° mozione “del no” con Armando Cossutta e Guido Cappelloni. È stato direttore di «Marxismo Oggi» (1987-1989); nel 1990 ha fondato con Luciano Barca e altri «Etica ed Economia». Nel 1997 è uscito dal PDS, ritirandosi dall’attività politica; ha collaborato con articoli alle riviste «Belfagor» e «Menabò di Etica ed Economia». Tra le sue numerose pubblicazioni si ricorda: Funzione e conflitto: forme e classi nella teoria marxiana dello sviluppo, Napoli, Liguori, 1981 e Marx e i suoi critici, in collaborazione con Domenico Losurdo e Livio Sichirollo, Urbino, QuattroVenti, 1987.

Bruno SETTIS è docente a contratto di Storia dell’Italia contemporanea all’Università di Bologna e di Storia degli Stati Uniti all’Università di Firenze. Assegnista all’Università di Pavia, ha svolto attività di ricerca postdottorale alla Scuola Normale di Pisa, all’Università di Bologna, al Department of International History della London School of Economics e all’Italian Academy di Columbia University a New York. Tra le sue pubblicazioni, Fordismi. Storia politica della produzione di massa (il Mulino, 2016).

Mariamargherita SCOTTI è archivista e ricercatrice indipendente in Storia contemporanea. Si è occupata dell’ordinamento di archivi privati e istituzionali, tra i quali l’archivio delle Edizioni Avanti!-del Gallo-Bella Ciao e del nuovo Canzoniere italiano e l’archivio privato Giovanni Pirelli (Varese). Dal 2011 è curatrice dell’Archivio storico Piaggio di Pontedera. Tra le sue pubblicazioni, Da sinistra. Intellettuali, Partito socialista italiano e organizzazione della cultura (1953-1960) (Ediesse, 2011) e Vita di Giovanni Pirelli: tra cultura e impegno militante (Donzelli, 2018). Socia ordinaria dell’istituto Ernesto de Martino, è membro del comitato scientifico della Fondazione Isec di Sesto San Giovanni.

Fabio LAVISTA è Professore Associato di Storia Economica presso l’Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, ed è specializzato in storia d’impresa, politiche industriali e cultura manageriale. Precedentemente ha insegnato all’Università Bocconi e all’Università Cattolica. Tra le sue pubblicazioni, La stagione della programmazione: grandi imprese e Stato dal dopoguerra agli anni Settanta (Il Mulino, 2010) e Analisi economica, politica estera e sviluppo: Giorgio Fuà, l’ufficio studi dell’Eni e la governance delle partecipazioni statali (il Mulino, 2015).

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