Età moderna

Accelerazioni e resilienze: tempi e concetti della modernizzazione

Premessa

In età moderna i fenomeni di accelerazione del tempo storico sono esplicitamente e ampiamente tematizzati, sia dalla storiografia che dagli attori storici, fino a influire sulla percezione che il periodo ha avuto di sé. La diffusione del discorso sull’accelerazione/modernizzazione può tuttavia dare adito a una rappresentazione semplificata, che banalizza la dinamica dei processi di cambiamento e della loro percezione. Obiettivo generale di questa parte del progetto di Dipartimento è restituire la complessità dei processi di cambiamento in età moderna, utilizzando i due strumenti costituiti dalla polarità accelerazione/resilienza e dalla dimensione della percezione del cambiamento.

Linee di ricerca

L’età moderna come età della storia

Essere moderni significa già essere consapevoli della diversità storica di un’epoca che, entro certi limiti, si contrappone al passato e ciò comporta un mutamento nel rapporto tra tempo storico e tradizione, una trasformazione nella direzione dello sguardo (non verso il passato, come hanno fatto con la loro peculiarità gli umanisti, ma verso il futuro: querelle des anciens et des modernes, idea di progresso ecc.).

Per studiare questa trasformazione di concetti e paradigmi ci si propone di elaborare un “Lessico europeo del cambiamento”, dedicato alle idee chiave che definiscono in età moderna il rapporto con il tempo e la storia. Per la sua redazione si analizzeranno e censiranno le parole e i concetti con cui gli attori della modernità hanno lavorato: catastrofi e rivoluzioni; epoche ed età; progressi, crisi, decadenze; origini e fini; storie naturali, congetturali, filosofiche, ecc.

Il lessico è pensato in chiave fortemente interdisciplinare e comparativa: gli scritti teorici vi saranno implementati con testi e documenti iconografici, privati, epistolari, letterari. Esso costituisce la cornice generale e il prodotto di questa linea di ricerca.

Accelerazioni e strutture

I processi di accelerazione e modernizzazione non avvengono nel vuoto o in modo lineare, ma interagiscono in modo complesso con strutture preesistenti, articolandosi in tempi e velocità diverse. In un ambito molto vasto, si approfondiranno alcune tematiche o “casi di studio” attraverso i quali osservare più da vicino la relazione complessa fra cambiamento e resistenza/resilienza.

  1. La storiografia moderna, in questi ultimi decenni, ha a lungo discusso “il problema del Rinascimento”: se gli storici della cultura sembrano sempre più propensi a sottolineare gli elementi di continuità con il passato medievale, gli storici dell’arte e dell’architettura continuano a ribadire la frattura (o sarebbe meglio dire i diversi momenti di frattura) rispetto alla precedente tradizione figurativa, confermando di conseguenza l’opinione sostenuta dai contemporanei: “Dunque, dal XIV fino al XVI secolo e da un capo all’altro d’Europa, gli uomini del Rinascimento furono convinti che il periodo in cui vivevano fosse un'”età nuova” nettamente diversa dal passato medievale (così come quello stesso passato medievale lo era stato rispetto all’antichità classica) e caratterizzata da uno sforzo concorde di far rivivere la cultura dell’antichità classica” (Panofsky, 1960). Per tentare di aprire un dialogo tra due punti di vista apparentemente inconciliabili, cercando di mettere in evidenza come l’affermarsi di ciò che chiamiamo Rinascimento sia stato caratterizzato da momenti di continuità col passato, da fenomeni di resilienza e da vere e proprie esperienze di rivoluzionaria rottura culturale di schemi e abitudini secolari, si propone di analizzare in dettaglio, da molteplici prospettive, alcuni casi di studio esemplari nel corso dei secoli XV-XVII.
  2. Razionalismo moderno e pensiero religioso: Galileo, Bayle, Barbeyrac, Vico. Sul tema della tradizione cristiana, e in particolare patristica, alla luce del nuovo spirito critico diffusosi in Europa in seguito alla “crisi”, appaiono interessanti pensatori impegnati, sulla scia delle considerazioni di Bayle nei Pensieri sulla cometa, nella costruzione di una morale laica. Un autore chiave in quest’ottica è il francese Jean Barbeyrac che fu autore molto influente sui principali esponenti del pieno Illuminismo. In questa linea di ricerca rientreranno anche figure come Galileo e Vico: se riletta attraverso la lente della “percezione del cambiamento”, la vicenda del primo può contribuire ad arricchire il quadro interpretativo dell’origine della prima età moderna (il confronto con la Chiesa romana e gli scienziati tradizionali; ciò che del “caso Galileo” i “moderni” hanno voluto riconoscere come costitutivo della propria identità); il secondo come caso esemplare di ibridazione feconda fra elementi di modernità e resilienze di strutture tradizionali.
  3. Cittadini e non cittadini: di fronte all’impatto innovativo dell’Illuminismo e alla sua accelerazione nel campo dei diritti umani, un tema da approfondire è quello del rapporto complesso e controverso fra Illuminismo e razzismo (e schiavismo). A tale scopo una ricerca ancora da proseguire è quella sui dibattiti della seconda metà del Settecento fra schiavisti e antischiavisti, sul modo in cui attraversarono il campo dei philosophes (Raynal, Voltaire, Condorcet), venendo talora a patti con stili di razionalità “avanzata” come quelli della scienza dell’economia.
  4. Incontri con il diverso: nella ricostruzione classica di Paul Hazard, il passaggio dalla stasi al movimento, mediato dalla pratica dei viaggi, rappresentò un elemento cruciale nei processi di modernizzazione. In questo troncone della ricerca ci si propone di studiare il modo in cui l’incontro/incrocio fra culture e mentalità diverse costituì un vettore di accelerazione del tempo storico nel “secolo lungo” compreso tra la seconda metà del ‘600 e la fine del ‘700. Il caso italiano può costituire un osservatorio privilegiato, data la sua posizione intermedia fra centro e periferia, Europa e Mediterraneo. Accanto a Milano e a Napoli, anche il Granducato di Toscana fu luogo di intrecci complessi tra l’Italia e l’Europa, tra scienza, tecnica e arte. L’emigrazione inglese dopo la Prima Rivoluzione, i viaggi di Cosimo III, e il Grand Tour figurano tra i momenti forti in cui si strutturarono scambi e contaminazioni filosofiche, scientifiche, e artistiche, mentre una forma specifica di percezione del cambiamento storico andava emergendo dall’intersezione fra le prospettive degli attori storici.
  5. Stili di razionalità e pratiche istituzionali: il dibattito sull’alienazione mentale nell’epoca delle rivoluzioni. La “liberazione dei folli” dopo la Rivoluzione francese è spesso presentata come un caso esemplare delle conquiste politiche e sociali ispirate dagli ideali del secolo dei Lumi. Lo smantellamento dei vecchi luoghi dell’internamento (Pinel) rappresentò agli occhi dei contemporanei un elemento di forte rottura, anche simbolica. Si tratta di un caso esemplare per studiare i processi di accelerazione del tempo storico, in una prospettiva di storia del pensiero e delle istituzioni. Il rapporto tra la Rivoluzione francese e la ridefinizione del concetto di malattia mentale, l’intreccio di saperi e pratiche nei processi di cambiamento, la relazione fra tali processi di cambiamento e la percezione del nuovo da parte degli attori storici costituiscono altrettante piste di ricerca, da esplorare a partire dalle diverse realtà nazionali e alla luce del processo che ha portato nel lungo periodo all’istituzione della psicologia moderna.
  6. Uno dei fenomeni più rilevanti della storia moderna consiste nella crescente integrazione nell’«economia mondo» di comunità umane diverse, abituate a gestire la loro riproduzione materiale e simbolica nei limiti tendenzialmente autarchici delle loro rispettive strutture sociali, culturali ed economiche. La globalizzazione delle merci, la divisione internazionale del lavoro e le interdipendenze che si vengono a stabilire in epoca moderna hanno effetti sconvolgenti per ciascuna delle comunità implicate, mettono in tensione i loro rapporti interni ed esterni, producono turbolenze sui confini identitari, fino a rendere, se non evanescenti, molto meno marcate le differenze.
    In questo processo, uno dei passaggi chiave, di forte accelerazione, e antecedente alla rivoluzione industriale, è stata la stagione dei mercantilismi, che ha visto le maggiori entità statali d’Europa assumere in maniera sempre più consapevole le funzioni di direzione e coordinamento dell’intera vita economica dei loro paesi, dalla produzione al commercio estero. Per la prima volta è posta in campo una progettualità complessiva, i cui dispositivi disciplinari e governamentali, se producono scompensi interni, resistenze e/o resilienze, perseguono comunque l’obiettivo di accumulare e concentrare sotto una stessa bandiera tutte le forze che dovranno affiancare le diaspore mercantili occidentali, ponendo in tal modo le premesse del colonialismo e di un nuovo antagonismo inter-europeo.
    In questo quadro di analisi, gli storici modernisti del dipartimento si prefiggono di indagare le potenze mercantiliste, non solo per l’aggressiva spinta alla colonizzazione, ma in quanto promossero al loro interno, ora con la messa a fuoco di interessi comuni e ora con la violenza, una fondamentale ridislocazione delle proprie forze economiche e sociali, in modo che possano essere precisate tutte le diverse forme di intervento che prelusero all’inglobamento delle società extraeuropee nel sistema coloniale ottocentesco.
    Speciale attenzione sarà posta alle tessiture transculturali e transecologiche, all’integrazione mercantilistica degli spazi economici extraeuropei, alla costruzione delle identità nazionali, alle istituzioni e alle tecniche della dominazione coloniale, alle teoriche e alle storicizzazioni del commercio.

English Abstract

The speed-up-processes that define modernity will be studied by means of selected case studies highlighting the complex interrelationship between resilience and transformation in a variety of different but interconnected academic disciplines. Research proposals should focus on the analysis of conceptual transformations from the fifteenth to the eighteenth century, with special reference to:

  1. the dialectical relationship between antiquity and modernity, between magic and science, or between religion and superstition;
  2. the mercantilist integration of economic spaces during the modern period together with the associated transcultural issues, the construction of national identities, the methods and institutions of colonial domination, the economic theories and histories of commerce;
  3. travel –not just meant as the Grand Tour—as a form of knowledge, innovation and criticism.