Comunicazione nel conflitto - Programma del corso


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    INFORMAZIONI SUL CORSO
    N° ore: 32
    CFU: 6
    Attivo nell’A.A. 2013-2014
    DOCENTE
    Docente: Pino De Sario   (Visualizza dettagli docente)
    Dipartimento: docente esterno
    mail: pinodesario(_)gmail.com
    Obiettivi formativi del corso

    Il corso intende sviluppare conoscenze e capacità operative in direzione socio-relazionale. La domanda che sta al centro del corso è: quali competenze sociali e tecniche deve possedere un mediatore per gestire e facilitare un conflitto? Ci occuperemo del conflitto nei diversi contesti sociali (lavoro, territorio, scuola, sociale) e considerando diverse tipologie di rappresentazione, per intenderci, lo scontro palese, ma anche la chiusura e il ritiro introverso, l’evitamento.
    Il corso propone la facilitazione del conflitto in un quadro specifico e composito, rappresentato da due orientamenti di base: i. la Comunicazione ecologica (Liss, 1992; De Sario, 2010), come approccio sistemico e dinamico all’interazione e all’intersoggettività, che tiene conto sia dei fattori costruttivi che distruttivi; ii. la Facilitazione esperta (De Sario, 2006, 2010), quale repertorio di mappe e metodi che schiudono ad abilità operative che il mediatore può agire negli scambi interpersonali, organizzativi e tecnici, con attitudine intenzionale e volontaria, in forma sistematica e con atteggiamento vigile e consapevole, con l’obiettivo di aumentare le risorse in gioco (Face-model).
    Il mediatore quindi sia come “agente di comunicazione” e sia come “facilitatore”. Per un profilo che presenta spiccate capacità di inclusione, di aiuto emotivo e di apprendimento. Il mediatore è colui che ha in mano la “regia interazionale”, orientata contemporaneamente al singolo, alle parti, al contesto di appartenenza. Una regia che acquista i contorni della facilitazione vera e propria, perché parte dagli aspetti tra i più delicati, ovvero saper sostare nel conflitto, nel malessere, nelle resistenze al cambiamento (capacità negativa). Una regia che sappia motivare, riconoscere, attivare risorse cognitive, emotive e agentive, che sia in grado di catalizzare utilità e pragmatismi rispondenti ai bisogni delle parti, nella loro scala completa.
    Alla base del corso oltre ai costituenti della Comunicazione ecologica, della Facilitazione esperta, l’Apprendimento attivo (Kolb), la Psicologia sociale (Lewin, Kaneklin, Kets de Vries) Neurobiologia interpersonale (Siegel, Cozolino, Porges). Per il mediatore che assume i connotati di facilitatore, si profilano quattro aree di contenuto, corrispondenti a quattro fasi di processo della “facilitazione nel conflitto”, da cui derivano un primo repertorio di strumenti tecnici e operativi:
    – Coordinare e organizzare il contesto (area organizzazione, funzione catalizzatore)
    – Coinvolgere, mediare, unire (area comunicazione, funzione mediatore)
    – Aiutare e trasformare le negatività (area aiuto, funzione agente di aiuto)
    – Attivare e motivare fatti e conoscenza (area apprendimento, funzione motivatore)

    Programma dettagliato del corso

    MODELLI-1: Le basi teoriche della Facilitazione nel conflitto
    – Le tre componenti di un contesto
    – Le teorie della comunicazione interpersonale
    – Le emozioni, cenni e funzionamenti
    – L’azione motoria, elementi di base
    – Una prospettiva duale, ecologica e dinamica
    – La Comunicazione ecologica: situazionale, negoziale, ciclica
    – La Facilitazione esperta e il Face-model
    MODELLI-2: Le funzioni da presidiare
    – Il contesto e le sue sindromi: deumanizzazione, inerzia sociale e disimpegno morale
    – Il processo di comunicazione, la dinamica di gruppo, il campo di forze perturbato
    – Le emozioni negative di provenienza funzionale, disposizionale, situazionale
    – Fattori di passività, inconcludenza
    MAPPE E TECNICHE: Le azioni chiave del mediatore-facilitatore
    – Catalizzatore: struttura i contesti, mappa compito-relazione
    – Mediatore: governa i flussi interattivi, mappa pendolo sé-altro
    – Agente di aiuto: accoglie e contiene disagio e negatività, mappa capacità negativa
    – Motivatore: presidia obiettivi e avanzamenti dei risultati, mappa attivazione dal basso
    – Repertorio delle tecniche principali
    ESPERIENZA: Un laboratorio attivo, inclusivo e dinamico
    – Il corpo esperto applicato, esercitazioni e azioni espressive e vitalizzanti
    – Microattivazioni, metodi per lo scongelamento
    – Cenni di tecniche di animazione e di umorismo facilitatore (scem-therapy)
    – Esercizi di presenza mentale
    CASI CONCRETI: La palestra per la competenza facilitatrice
    – Sviluppo del metodo dell’auto-caso e dei casi concreti
    – Incremento della pedagogia della domanda e del feedback
    – Laboratorio formativo, impariamo facendo

    Prove di verifica dell’apprendimento

    In successione:
    – Feedback verbali in aula
    – Allenamento alla pratica con le esercitazioni e nei casi concreti in aula
    – Fogli di tirocinio (autofeedback) tra una lezione e l’altra
    – Esame finale.
    Per i non frequentanti, accordo col docente su studio dei libri assegnati e brevi report di osservazione di contesti conflittuali locali.

    Argomenti da conoscere

    Elementi di psicosociologia; Elementi di pedagogia; Teoria della comunicazione.

    Metodologia didattica che si intende utilizzare

    La metodologia del Corso è di tipo attivo-pratica. Per una maggiore trasferibilità tra aula e realtà la docenza mette al centro l’esperienza concreta e la persona, in una coerenza efficace in cui si innestano e confluiscono i fattori di teoria-nella-pratica. Un nuovo paradigma formativo, connettere l’astrattezza della teoria con la concretezza dell’azione, un metodo anche denominato di real-learning:
    ٠ vicino a fatti, luoghi e persone;
    ٠ sviluppo di setting dinamici, informali e inclusivi;
    ٠ valorizzazione delle negatività;
    ٠ impiego di metodi attivi, imparare facendo, imparare provando.
    Il corso presenta infatti un taglio operativo di tipo laboratorio formativo: “laboratorio”, perché promuove gli aspetti di costruzione attiva e interattiva dei processi di formazione; “formativo”, per la natura stessa dell’aula, volta a potenziare sia le capacità professionali che quelle personali dei partecipanti.
    Il metodo attivo-pratico è costruito su un’articolata gamma di momenti, come un menù integrato. Al concetto chiave, la teoria-nella-pratica, ci accostiamo in aula ponendo in alternanza momenti distinti e complementari, tramite una progressione che calibra e connette impronte e tecniche diverse. Il metodo d’aula – un po’ lezione, un po’ supporto emotivo, un po’ allenamento – è il continuum di generi e funzioni allacciati che si condizionano reciprocamente, dentro una visione sistemico-dinamica (o anche ecologica). Per un’aula multimodale. Schematicamente i metodi diversi rispondono a:
    ٠ aula attivo-pratica;
    ٠ utilizzo di poster cartacei per la visualizzazione delle mappe concettuali;
    ٠ forte interazione basata su domande, risposte e possibili adesioni alla realtà;
    ٠ accompagnamento e cura del vissuto, in particolare resistenze e negazione;
    ٠ palestra di allenamento delle tecniche operative.
    Il metodo attivo-pratico alimenta il clima del “gruppo di apprendimento” includendo e alternando:
    ٠ unità frontali (una via);
    ٠ unità di discussione interattive e partecipative (due vie);
    ٠ unità TNP (teoria-nella-pratica), le mappe connesse ai casi concreti;
    ٠ unità di animazione (tecniche del “piantare i semi”, “statua”, “drammatizzazione”);
    ٠ lavoro in gruppi;
    ٠ esercitazioni in coppia;
    ٠role-playing (sviluppo della dimensione diagnostica in situazione simulata);
    ٠ studio di casi, autocasi e micro-casi (sviluppo della dimensione operativa in situazione simulata);
    ٠ unità di defaticamento, di attivazione corporea e rilassamento;
    ٠ impiego di metodi visuali, cartacei, provenienti dal “metaplan”;
    ٠ finestre di alleggerimento, umorismo.
    Tra una lezione e l’altra viene proposto un metodo di autoformazione, per lo sviluppo della dimensione esperienziale-operativa nei contesti sociali reali; lo studente è chiamato a svolgere prove pratiche (durata circa 1 ora cad) delle tecniche in corso di studio, misurate mediante fogli di autofeedback consegnati dal docente.
    Vengono adottati tre testi-base:
    De Sario, “Far funzionare i gruppi” (Angeli, 2010)
    De Sario, “Professione facilitatore” (Angeli, 2005)
    De Sario, “Il potere della negatività” (Angeli, 2012)

    Bibliografia

    Testi di esame
    De Sario P. (2010), Far funzionare i gruppi, Angeli, Milano
    De Sario P. (2005), Professione facilitatore, Angeli, Milano
    De Sario P. (2012), Il potere della negatività, Angeli, Milano
    (per frequentanti e non)
    Opzione e in aggiunta, testi da consultare (concordando col docente)
    De Sario P. (2008), La riunione che serve, Angeli, Milano
    De Sario P. (2010), Ecologia della comunicazione, Xenia, Milano