seminario 24 ottobre


RELATORE: Ercole Ongaro
TITOLO: La Resistenza reinterpretata in chiave nonviolenta
DOVE: Aula F, Polo Fibonacci, Largo B. Pontecorvo 3
QUANDO: lunedì, 24 Ottobre, ore 16:00

ABSTRACT
La narrazione storiografica, sedimentata nell’immaginario collettivo, ha fatto identificare la Resistenza con la minoranza rappresentata dai partigiani, eclissando la maggioranza di tutti quei resistenti che non impugnarono le armi. Abbiamo avuto una storia della Resistenza in chiave politica e militare: con protagonisti i partiti e le brigate partigiane.Assumere la prospettiva delle lotte nonviolente permette di comprendere e valorizzare in modo nuovo la grande partecipazione della popolazione a quella rivolta morale e politica che fu la Resistenza. Tentativi in questo senso son avvenuti nella storiografia a partire dalla metà degli anni ’70 con alcuni saggi riguardanti il protagonismo delle donne; è proseguito negli anni ’80 con il riconoscimento del grande ruolo svolto dagli internati militari italiani nei lager e con i primi saggi storici locali sulla Resistenza non armata; si è intensificato nella prima metà degli anni ’90 con alcuni convegni storici dedicati esclusivamente a questa interpretazione, sulla scia della pubblicazione in Italia dell’opera di Jacques Sémelin “Senz’armi di fronte a Hitler. La Resistenza civile in Europa 1939-1943” (Parigi 1989).
Le denominazioni di questa interpretazione della Resistenza sono state molteplici: Resistenza civile, Resistenza non armata, Resistenza senza armi, Lotta non armata nella Resistenza, Resistenza nonviolenta. Ma al di là di meticolose precisazioni nella scelta di una denominazione rispetto alle altre, sta il fatto importante di guardare alle molteplici forme di Resistenza senza armi riconoscendone l’autonomia e soprattutto affermandone il valore: non più subalterno rispetto al ruolo dei partiti e delle formazioni partigiane.
Riscoprendo che nella Resistenza l’uso delle armi fu strumentale e non fondativo, che l’azione dei partiti, pur importante in vista della vita democratica postbellica, non è esaustivo dell’agire politico, si ha un rovesciamento di prospettiva che porta in prima piano ciò che è sempre stato sullo sfondo: il protagonismo della popolazione. Tutti i partigiani sono stati resistenti, ma non tutti i resistenti sono stati partigiani: la categoria del resistente è più comprensiva di quella del partigiano. Non si tratta di introdurre una nuova gerarchizzazione tra le forme di Resistenza nonviolenta e quelle di Resistenza armata. La Resistenza al nazifascismo è stata una sola, interpretata in modi diversi da ciascuna componente sociale e politica, con la propria specificità ideologica e di genere.

RELATORE: Ercole Ongaro vive a Lodi dal 1970, dove ha insegnato Lettere presso l’Istituto Tecnico Industriale. Ha fatto ricerca storica pubblicando, dal 1977, saggi e monografie su protagonisti, istituzioni, momenti di storia politica e sociale dell’Ottocento e del Novecento. Dal 1980 è membro della Società storica lodigiana e dal 1998 è direttore dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ilsreco). Negli anni 1980-1984 ha tenuto seminari di storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università statale di Milano. Ha coordinato il Comitato per la pace del Lodigiano dal 1990 al 1999 e il Comitato Lodigiano per l’acqua pubblica dal 2007. Dal 2008 al 2014 è stato membro del Comitato Etico di Banca Popolare Etica.